Come giocano i nostri bambini?
Si possono distinguere diverse forme di gioco nel periodo prescolare, ognuna caratterizzata da una propria funzione.
Il gioco aggressivo (come fare la lotta per gioco, rincorrersi, rotolarsi) consente non soltanto uno sfogo fisico, ma anche la creazione dell’intesa tra i due partners.
Il gioco con l’oggetto permette l’affinarsi delle capacità creative e di problem solving. Questa modalità di gioco è molto frequente nei bambini di età prescolare, tanto che Pellegrini e Bjorklund (2004) stimano che il tempo trascorso ad utilizzare questa forma di gioco sia il 10-15%.
Il gioco di finzione, che all’età di 3-4 anni viene fatto con bambini della stessa età, imita le attività degli adulti e serve per far pratica in queste attività. E’ all’interno di queste cornici ludiche che si sviluppano le prime esperienze sociali di accettazione, rifiuto e isolamento.
Fin dalla scuola materna, infatti, si formano delle gerarchie di popolarità, basate sul numero di preferenze o rifiuti che il bambino riceve dai coetanei; connessa con preferenze e rifiuti è la modalità interattiva del bambino, di tipo prosociale o aggressiva.
Il comportamento prosociale, che può essere di tipo diretto (finalizzato ad aiutare o recare piacere all’altro) od indiretto (mediato da un’attività strumentale), anche a questa età può essere frutto di una partecipazione empatica.
Le condotte aggressive, specialmente quelle dirette, sono tipiche nel periodo dei 3-4 anni, ma poi subiscono una decrescita col passare del tempo (Tremblay, 2003); nonostante ciò, sono piuttosto stabili, poiché possono perdurare da 4 mesi (Monks, Smith, Swettenham, 2003) ad un anno (Tremblay, 2003).
Secondo Bjorkqvist, Lagerspetz e Kaukianien, il comportamento aggressivo può essere fondamentalmente suddiviso in tre stili: diretto, verbale, indiretto. Questi tre stili si susseguono durante lo sviluppo e Tani ipotizza che, parallelamente alla crescita, l’aggressività tenderebbe a lasciare il posto a comportamenti più evoluti, di tipo simbolico.
Le modalità aggressive e prosociali si manifestano già a questa età all’interno di due modalità di interazione fondamentali: cooperazione e competizione. Il bambino impara ad utilizzare e coordinare la competizione e la cooperazione a seconda delle situazioni che gli si pongono innanzi. Quando questa coordinazione non riesce e l’aggressività non viene opportunamente incanalata, i comportamenti aggressivi possono essere considerati indicatori di rischio sociale, specialmente se questi permangono stabilmente anche nei periodi successivi.
Interconnessi a questa fitta rete di condotte aggressive e prosociali, alla cooperazione e alla competizione, sono i legami di amicizia. Fin dalla scuola materna i bambini, nella scelta dei compagni di giochi, sono in grado di esprimere preferenze che possono tradursi in vere e proprie relazioni amicali
, basate sulla reciprocità e l’interazione (Molinari e Corsaro, 2000).
Queste relazioni consentono di acquisire ed esercitare competenze sociali basilari e sono caratterizzate dalla condivisione dei giochi, dalla collaborazione ad attività comuni e dal sostegno emotivo.
A quattro anni, il 50% dei bambini ha almeno un legame forte con un compagno, assieme al quale trascorre il 30% del tempo; queste amicizie possono essere considerate i precursori delle relazioni affettive e sentimentali successive grazie anche alla possibilità di sperimentare l’intimità e la regolazione reciproca. Per concludere, si può affermare che l’età prescolare rappresenti, nello sviluppo sociale, uno snodo durante il quale si consolidano proprio quelle competenze socio-affettive chiamate in causa dalle relazioni amicali (Baumgartner, 2005).



