Secondo numerose ricerche, il fenomeno della dispersione scolastica e quello del bullismo, si possono ricondurre ad una popolazione di studenti che presenta, fra gli altri, indicatori relativi ad una sintomatologia di tipo ansioso/depressivo e di scarsa autostima ed autoefficacia. Una scarsa autoefficacia percepita è correlata sia al bullismo che alla dispersione scolastica, così come lo sono la scarsa fiducia in se stessi (autostima) e alcuni indicatori di ansia e depressione (Pastorelli, Gerbino, Vecchio, Pacielo, Picconi, 2005; Antonietti, Giorgetti, Andolfi, 2015).
Per senso di autoefficacia si intende “la convinzione delle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno in un particolare contesto, in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati” (Bandura, 1997). Le credenze degli studenti, riguardanti la propria efficacia nel gestire gli eventi scolastici influenzano le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, di perseveranza, la resilienza, la vulnerabilità allo stress ed in generale la qualità della prestazione.
Diversi studi sostengono che l’esperienza di fallimento scolastico può avere conseguenze molto negative in età adulta (Pastorelli e Picconi, 2001). Di contro, le esperienze di successo scolastico possono contrastare percorsi di sviluppo a rischio di disadattamento (Rutter e Rutter 1992). Secondo l’Anagrafe Regionale degli Studenti (ARS-RER), L’Emilia-Romagna nel 2012 presentava una percentuale di Early School Leavers del 15,3%, due punti percentuali al di sotto della media nazionale (17.6%). Nella graduatoria dei ventisette Paesi UE, l’Italia occupa comunque una posizione di ritardo, collocandosi nella quart’ultima posizione. Questo fenomeno è oggetto di riflessione e di messa in atto di interventi concreti da parte della Commissione Europea, che ha proposto una serie di obiettivi precisi da raggiungere entro il 2020 e, relativamente all’inclusione sociale, è richiesto che il tasso di abbandono scolastico diminuisca a meno del 10%.
Per bullismo si intende quel fenomeno per il quale uno studente è prevaricato e vittimizzato, esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive ed intenzionali messe in atto da uno o più compagni (Olweus, 1991). Secondo uno studio recente italiano (Capurzo, Di Renzo, Bianchi di Castelbianco, 2011), il 30% dei ragazzi teme di essere aggredito all’interno dell’istituto scolastico, mentre la percentuale scende al 16% per il timore di essere aggrediti all’esterno. Questi dati ci spingono a riflettere su quanto attuale purtroppo sia ancora il tema del bullismo. Le vittime di bullismo, presentano sintomi psicologici di ansia e depressione, ridotta autostima, reattività emozionale e di svalutazione dell’immagine di sé, oltre che un’alterazione del funzionamento scolastico in termini di problemi di concentrazione/apprendimento e rifiuto scolastico (Ottolini e Rossi, 2009). Le ricerche condotte per analizzare la relazione fra i vari tipi di autoefficacia e i ruoli assunti nel bullismo (Begotti, Bonino, 2009; Gini, Albiero, Benelli, 2005), evidenziano che i comportamenti probullismo (bullo, aiutante, sostenitore) sono correlati negativamente con le dimensioni dell’autoefficacia scolastica e di regolazione dell’apprendimento, dell’autoefficacia regolatoria e di quella relativa alla capacità di soddisfare le aspettative altrui. Al contrario, la tendenza ad assumere comportamenti di aiuto è risultata correlata positivamente con una generale immagine positiva di sé dei preadolescenti che agiscono come difensori, i quali sono stati descritti come ragazzi molto competenti in diverse sfere del loro sviluppo cognitivo, socio-relazionale e morale (Gini, Albiero, Benelli, 2005). Emerge che essi possiedono un elevato senso di autoefficacia sia rispetto all’ambito dell’apprendimento scolastico sia a quello delle relazioni con gli altri (autoefficacia regolatoria, sociale, assertiva). Per quanto riguarda la scala vittima (Gini, Albiero, Benelli, 2005), invece, in accordo con quanto ci si aspettava, emerge che i ragazzi che presentano alti punteggi di vittimizzazione hanno una percezione di autoefficacia sociale più negativa, a conferma delle loro difficoltà nello stabilire relazioni sociali soddisfacenti con i coetanei.
Considerata l’importanza dei fenomeni sopra citati (Dispersione Scolastica e Bullismo) e le correlazioni fra questi e sintomi di tipo ansioso/depressivo e di scarsa autoefficacia, penso che ogni scuola debba attrezzarsi per disporre di professionisti in grado di cogliere e di valutare tali sintomi e capaci di intervenire in modo efficace e preventivo.




