Il sonno e i sogni
1. Il sonno non è uno solo!
Basandosi sul monitoraggio delle onde celebrali durante il riposo, sono stati individuati due tipi di sonno: il sonno REM (Rapid Eye Movements, ossia movimeti oculari rapidi) e il sonno NREM. Questi due si distinguono sia dal punto di vista comportamentale che fisiologico, e si succedono in un ciclo che si svolge tra i 70 e i 120 minuti.
2. Come è composto un ciclo del sonno?
Durante la fase NREM le variazioni elettroencefalografiche sono tali da poter definire 4 diversi stadi:
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Stadio 1, fase di addormentamento (tra veglia e sonno leggero, onde Alfa).
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Stadio 2, sonno leggero (avviene un rilassamento dei muscoli, mentre la coscienza inizia a sopirsi, onde Theta).
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Stadio 3, sonno profondo (i muscoli si rilassando maggiormente, mentre il sonno diventa più profondo, onde Delta).
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Stadio 4, caratterizzato da onde lente, sonno molto profondo. E’ stato ipotizzato che sia lo stadio durante il quale il nostro organismo riesce a riposarsi e rigenerarsi meglio.
Durante il sonno, noi passiamo progressivamente dallo stadio 1 del sonno NREM allo stadio 4, quindi “risaliamo” allo stadio 3 o 2. E’ a questo punto che si verifica la fase di sonno REM.
- Stadio 5, fase di sonno REM, le cui onde sono molto simili a quelle della veglia.

3. Il sonno REM, la mente sogna mentre i muscoli si paralizzano
Il sonno REM è, come dicevamo, caratterizzato da movimenti oculari rapidi. Un altro fattore che lo caratterizza è una forte riduzione del tono muscolare mentre il cervello è attivo come se stesse svolgendo un’attività intellettuale. Proprio per questo contrasto tra la forte attività cerebrale e la paralisi muscolare il sonno REM viene anche definito sonno paradosso. Come mai questo paradosso? La spiegazione sembra avere origini di tipo adattivo: la “paralisi” dei muscoli, servirebbe infatti a permettere alla nostra mente di sognare, senza che il nostro corpo si muova di conseguenza. Una bella comodità! Il sonno REM tende a ridursi con l’età: è stato infatti dimostrato come esso raggiunga il picco all’età di 1 anno, per poi diminuire progressivamente con l’avanzare dell’età. Questo si associa alla teoria che i sogni siano funzionali per tutti, ma specialmente nei bambini e nei neonati, nel permetterci di consolidare nella memoria le esperienze recenti in modo da migliorare le nostre capacità di svolgere in modo efficiente un determinato compito e poter integrare l’informazione ricevuta nel nostro repertorio comportamentale. E’ come se, davanti alla tremenda quantità di nuove informazioni che il nostro cervello riceve ogni giorno, i sogni si domandassero: mi è utile questa nuova informazione? E se sì, come posso utilizzare questa nuova informazione?
4. Allora, quante ore di sonno occorrono per sentirsi riposati?
Non esiste una regola precisa per le ore di sonno che occorrono a ciascuno di noi per sentirsi riposati. Questo dipende infatti sia da nostri personali fattori, che dalla qualità del nostro sonno. Tuttavia, le indicazioni della National Sleep Foundation suggeriscono queste linee guida:
Da 0 a 3 mesi: dalle 14 alle 17 ore
Da 4 a 11 mesi: 12-15 ore, con range di 10-18
Da 1 a 2 anni: 11-14 ore, con un range entro le 9-16 ore
Da 3 a 5 anni: 10-13 ore, non più di 14 ore e non meno di 8
Da 6 a 13 anni: 9-11 ore, non più di 12 e non meno di 7
Da 14 a 17 anni: 8-10 ore, non più di 11 e non meno di 7
Dai 18 ai 25 anni: 7-9 ore, non più di 11 e non meno di 6
Dai 26 ai 64 anni: 7-9 ore, non più di 10 e non meno di 6
Dai 65 anni in poi: 7-8 ore, non più di 9 e non meno di 5







