Nella mia pratica professionale mi capita spesso di avere a che fare con quelle che, nel gergo psicologico, sono definite “distorsioni cognitive”, cioè convincimenti relativi alla vita di coppia che ne possono compromettere la relazione. Spesso questi convincimenti vengono portati nel mio studio come assolutamente veri e non discutibili.
Vediamone 3:
1) Stare in coppia con la persona giusta dovrebbe essere facile e naturale come respirare…
“Dopo tanti anni insieme, se faccio così fatica a gestire la quotidianità, è sicuramente perché lui/lei non è più la persona adatta a me, prima era così semplice!”
Proviamo ad riflettere su questa credenza… Se è sicuramente vero che i primi mesi di una relazione sono quelli in cui i sentimenti sono più intensi e vividi, è altrettanto vero che tale fase di “Luna di miele” nella maggior parte delle relazioni, non dura più di 6-18 mesi. In alcuni rari e fortunati casi, può raggiungere anche i 3 anni. Ma, in ogni caso, è una fase destinata al tramonto.
Che cosa succede poi?
Succede che iniziamo a sentire che manca qualcosa, che si è perso qualcosa… Forse non sono più innamorato/a? E’ questo il momento in cui molte relazioni terminano. Tuttavia, è proprio al termine della fase “luna di miele” che le relazioni iniziano a trasformarsi, a diventare significative poiché maggiormente caratterizzate dal prendersi veramente cura l’uno dell’altro: è tuttavia al termine di questa fase che si inizia anche a vedere il proprio partner per quello che è, con tutti i difetti che prima notavamo a malapena o proprio non notavamo. E’ in questo momento che abbiamo l’opportunità di costruire una relazione più consapevole, più vera e complice. Sicuramente non caratterizzata dall’intensità dei sentimenti dei primi mesi, ma da sentimenti più ricchi e soddisfacenti.
Quindi, finita la nostra luna di miele, iniziamo a vedere i difetti dell’altro e a domandarci se ne valga ancora la pena.
Questa persona ha pensieri o sentimenti, interessi, stili comunicativi, abitudini, aspettative relative alla vita (gestione della casa, sesso, vacanze, figli, rapporto con la famiglia d’origine), standard per l’ordine e la pulizia diversi dai nostri… E vivere quotidianamente con tale persona dovrebbe essere semplice e naturale come respirare?
Vi sembra credibile? A me non molto. E’ allora che si forma la seconda distorsione cognitiva…
2) Da qualche parte nel mondo c’è il partner perfetto per me… Devo solo trovarlo!
Insomma, il nostro partner non è così perfetto come lo pensavamo e avere una relazione con lui non è così semplice… Ma da qualche parte ci sarà il partner perfetto!
Quando le persone che vengono in studio mi riportano tale credenza sono solita chiedere loro una descrizione del partner perfetto. Sono tutti veramente molto precisi nel riferire gli aspetti dell’uomo o della donna ideale. Io prendo appunti e lascio che il racconto termini finché i pazienti non si sentono davvero soddisfatti. A questo punto faccio la mia seconda domanda:
“Così tu mi stai dicendo che per essere davvero buono per te, questo partner dovrebbe essere… (e leggo la lista dei pregi elencati… sono sempre solo pregi!)…
E quali sono i difetti di questo partner, i difetti che saresti disposto a tollerare per avere tutta questa lunga serie di pregi di cui è portatore?”
A questa domanda rimangono tutti un po’ interdetti.
“Come, i difetti? Ma non parlavamo del partner perfetto per me? Il partner perfetto beh… non dovrebbe…”
Ed è allora che si svela una grande verità: il partner perfetto non esiste, perché il partner perfetto è il frutto di una grande trappola del nostro mondo moderno… Quella dei libri, dei teleflm, delle canzoni, dei social e dei film… Che descrivono per lo più relazioni edulcorate, relazioni che parlano sì, della vita di coppia, ma della vita di coppia nella fase “luna di miele”, di cui parlavamo prima. E’ sicuramente più romantico ed affascinante (immaginiamo per un attimo una canzone che parla delle discussioni per stendere i panni o per portare il bambino all’asilo, o per dove si va in vacanza… non vi fa battere molto il cuore no?)… Ma quanto di questo è reale? Arriviamo così al nostro 3 punto…
3) Il partner che, ok non è perfetto, ma mi completa.
Ok, abbiamo capito che il partner perfetto non esiste e che in qualunque relazione sarà necessario confrontarsi con una persona diversa da noi, con pregi e difetti… Ma insomma, anche se non sarà il partner perfetto, ci sarà quella persona che risolverà i miei problemi… che mi completerà!
Ogni volta che tale distorsione cognitiva giunge nel mio studio, la mia domanda è sempre più o meno la stessa:
“Oddio, perché? Che ti manca? Hai perso un pezzo?”
Si stimola così una discussione relativa a cosa vuol dire “completarsi”. La risposta è sempre un lungo elenco di “Mi manca questo, mi manca quello”… Se mi metto nell’ottica che io ho bisogno di qualcuno per essere completo però io mi metto nell’ottica che non posso vivere a pieno la mia vita se non sono con qualcuno. E allora un film ha senso solo se vado al cinema in compagnia, un’ottimo piatto ha gusto solo se lo mangio con qualcuno… Sarò bisognoso/a, dipendente, con la paura di stare solo/a.
Quanto di questo è utile per una relazione sana e durevole?
Inoltre, se mi aspetto che qualcun altro risolva le mie questione irrisolte, non soltanto mi sto mettendo ulteriormente in una posizione di dipendenza ma sto anche mettendo a rischio l’equilibrio del partner. Ogni persona ha una storia personale, conflitti e situazioni con le quali convive ogni giorno. Se anche questo partner che abbiamo provato è riuscito a trovare il suo equilibrio in mezzo a tutto ciò, quale garanzia abbiamo che riesca a mantenere il suo equilibrio mentre cerca di aiutare noi a trovare il nostro?
Un po’ di spunti di riflessione sono dunque doverosi…
- Diamo un’occhiata alle nostre credenze interiorizzate su come il nostro partner dovrebbe essere e comportarsi, notiamo i nostri giudizi negativi e, soprattutto, come ci stiamo comportando di conseguenza. Quanta rabbia, delusione e frustrazione ci creano? Sono azioni che ci avvicinano alla relazione che vorremmo avere?
Ovviamente non sto dicendo che dovremmo farci andare bene qualsiasi comportamento del partner che ci manchi di rispetto o di amore. Per adesso sto solo invitando noi stessi ad una onesta analisi delle nostre credenze cognitive. Con il tempo, passo dopo passo, si raggiunge sempre una buona consapevolezza delle distorsioni che ci appartengono e del fatto che, indubbiamente, noi siamo già interi e completi così come siamo.
- Abbiamo penso ormai assodato che il partner perfetto e senza difetti non esiste. Magari lo abbiamo sperimentato per un po’ nella luna di miele, ma poi la luna di miele è finita e abbiamo capito che dietro ai molti pregi c’erano altrettanti difetti.
Ma se il partner perfetto non esiste, per forza di cose siamo costretti a confrontarci con qualcuno che non la pensa esattamente come noi (v. punto 2). E’ questa la ragione per cui le relazioni non sono mai facili. Richiedono una serie di capacità che possono essere (fortunatamente!) imparate o migliorate… Tra queste troviamo la comunicazione, la negoziazione, l’accettazione delle differenze. In alcuni casi richiedono il rifiuto della negoziazione, la capacità di difendere se stessi correttamente (parliamo ovviamente di casi in cui il proprio benessere personale è messo a forte rischio). Questo è un grande lavoro, una sfida difficile. In alcune coppie, inutile negarlo, tali processi avvengono con più facilità, alcuni processi sono addirittura immediati. Sono coppie che hanno imparato ad utilizzare quella serie di capacità di cui accennavo prima nel modo più corretto e coerente con se stessi. Ma l’accettazione (e non la rassegnazione!) e il miglioramento delle proprie abilità relazionali sono solo una parte del lavoro necessario ad una vita di coppia soddisfacente e consapevole. L’altra parte è costituita dall’azione.
- Le azioni impegnate, volte al miglioramento della nostra relazione sono qualcosa che possiamo fare, al di là di come ci sentiamo. Devono essere guidate non dall’onda dell’emozione, che può essere capricciosa e cattiva consigliera, ma dal tipo di partner che vogliamo essere. Entriamo in connessione con noi stessi: che tipo di partner voglio essere? Quando sento di comportarmi esattamente come vorrei? Che tipo di relazione voglio costruire? Se sono arrabbiato ed agisco sull’onda della rabbia (urlo, sbatto le porte, magari insulto), mi sto avvicinando o allontanando da chi voglio essere io? Mi sto avvicinando od allontanando dal tipo di relazione che sto cercando?
Non sto dicendo che dobbiamo costringerci a provare amore quando proprio non lo proviamo. Ma possiamo agire con amore e rispetto. Possiamo domandarci qual è l’azione che più ci avvicina a chi vogliamo essere e metterla in atto. Quando lo faremo ci sentiremo padroni della nostra vita e delle nostre azioni, perché se le emozioni sono fugaci e largamente fuori dal nostro controllo, le nostre azioni non lo sono! E questo vale per ogni singola dimensione ed emozione della nostra vita (puoi provare rabbia ed agire con calma, fidati!). E’ quindi necessario smettere di cercare di controllare i nostri sentimenti e prendere invece il controllo su quello che facciamo.
Per concludere, se ci mettiamo nell’ottica di trovare il partner perfetto che ci completerà e del quale saremo sempre molto innamorati, con il quale vivere sarà semplice come respirare…
Ci stiamo preparando la strada per un cammino di lotta dolorosa e perenne con la realtà.
Attenzione, non sto dicendo che dobbiamo accontentarci di una relazione infelice nella quale si agisce con amore senza mai provarlo, ma dobbiamo provare a lavorare per creare la migliore relazione possibile: apprezzare ciò che il partner può offrire, accettare le inevitabili differenze, agire con amore e rispetto, ascoltare le emozioni nel modo più efficace possibile.



